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Cinque x Cinque - Classifica di fine anno 2017

Basta distrarsi un attimo e siamo già al capolinea di questo 2017, un anno controverso di cui ancora stiamo valutando gli effetti fisici e morali ma che senza dubbio ci ha visto crescere, imparare e raggiungere piccoli ma fondamentali risultati. Come si addice ad ogni "fine-di", è il momento per tirare le somme, redarre bilanci e si, anche stilare famigerate classifiche. Non ci siamo tirati indietro neanche noi, dunque eccovi una lista dei cinque "film dell'anno" preferiti dai membri del Sindacato. Si evincono due cose: che Mandico è piaciuto un po' a tutti e che nemmeno nello scrivere le classifiche riusciamo a seguire uno straccio di modello unico e condiviso. Buona fine, buon inizio!

 

 

Jacopo Tarantini

1) Happy End - Michael Haneke // “Uno spettro si aggira per l’Europa”, uno spettro che si diverte a cambiare forma adattandosi al passare dei tempi. Michael Haneke riesce a catturarlo e a portarlo in scena, pronto per essere osservato dallo spettatore ed è in quel momento lì che si svela l’inganno, nessuno spettro, solo noi stessi.

2) Blade Runner 2049 - Denis Villeneuve // Blade Runner, un film che ha costruito un intero immaginario tingendo di nero le speranze del futuro, adesso ha un improbabile quanto riuscitissimo seguito. Villeneuve, da ottimo regista, fa sua la materia riattualizzandola secondo la propria prospettiva. Il resto è lasciato a Roger Deakins che ci regala quelle immagini che da troppo tempo mancavano al cinema.

3) Guardians of the Galaxy Vol. 2 – James Gunn // Sequel del buon primo capitolo questo seguito e mantiene i punti di forza migliorando e quasi azzerando le carenze in quanto a scrittura e caratterizzazione dei personaggi: un regalo a giovani e non più giovani desiderosi d’avventure spaziali.

[Nota di merito: Mr Blue Sky degli Electric Light Orchestra, tutti dovrebbero ballare almeno una volta su quelle note, e Gunn lo sa bene].

[Nota di demerito (ma ne possiamo parlare): l’etichetta Marvel Studios/Disney e tutto ciò che ne consegue].

4) Caniba – Lucien Castaing-Taylor, Verena Paravel // Quando la macchina da presa diventa tutt’uno con l’esperienza sensoriale nella ricerca del dato empirico…

5) Mrs. Fang – Wang Bing // Discostarsi dal cinismo per la rappresentazione della morte per riprenderne la sua naturalezza. Wang Bing riesce ad inserirsi nelle pieghe dell’intimità non perdendo il suo occhi di riguardo per gli “ultimi” riportandoci con naturalezza la vita al suo crepuscolo.

 

 

Flavio Lo Faro

 

1) La La Land - Damien Chazelle // Probabilmente il musical dell’anno, La La Land racconta la turbolenta storia d’amore tra un pianista jazz e un’aspirante attrice.  Oltre al pregevole lavoro, La La Land ci svela l’azione velata del capitalismo: distruggere l’amore. Infatti le aspirazioni personali a lungo andare deterioreranno il loro sentimenti; tutti lottano, cercano il successo, si perdono tra le vie della città. Chazelle ci ammonisce sul possibile tracollo del sogno borghese e, ancora una volta, ci ricorda che Los Angeles non è Novgorod.

Voto: Engels

2) The Square - Ruben Östlund // Un uomo, una società, un’opera d’arte. Cosa hanno in comune questi tre elementi? Nulla se non la difficoltà di riconoscere in loro la loro verità. Ipocrisie, buonismo, apparenze: tra le vie del Nord Europa, Östlund ci regala un film meraviglioso e che, giustamente, ha vinto la palma d’oro.  Il regista combatte tra le foreste del cinema perbene capitalista, proponendo un’opera da guerrigliera amazzone.

Voto: Che GueRuben

3) Una donna fantastica - Sebastian Lelio // Marina è una giovane trans a cui muore il compagno, un uomo più grande di lei di vent’anni, spostato e con figli. A Marina viene negato il diritto più grande per un innamorato: dare l’ultimo addio all’amato. Un film che sa toccare nel profondo molte problematiche, a cominciare dal rifiuto sociale per la diversità.  Marina è un personaggio tosto e verso la quale non provi nessun tipo di compassione, anzi, a tratti antipatia. Un film che corre lungo le strade ferrate della Siberiana, ma che ha una certa ambiguità capitalista.

Voto: Massimo D’Alema

4) Les Garçons Sauvages - Bertrand Mandico // Un gruppo di ragazzi, dal volto angelico eppure così violenti, viene costretto ad un lungo viaggio dopo aver commesso un grave crimine. Il capitano, uomo estremamente rude, tenta di rieducarli con la forza. I ragazzi, dopo essere approdati in un’isola misteriosa, pianificano l’ammutinamento. Un film che riesce a sfuggire al canone dell’arte borghese, svelando l’arma micidiale con cui abbattere la forza virile del Capitalismo, ossia il problema dell’identità. Attraverso immagini dal forte impatto visivo, Mandico scardina le tenaglie della realtà, proiettandosi come motore di una dialettica negativa.

Voto: Scuola di Francoforte

5) Dunkirk - Christophen Nolan // Film ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e durante uno degli avvenimenti più traumatici per il regno di Sua Maestà: la sconfitta di Dunkerque. Intrappolati nella spiaggia della cittadina francese, gli inglesi riuscirono a sfuggire per uno stratagemma estremamente azzardato ma che risultò vincente. Nolan ci regala un film drammatico, tecnicamente impeccabile, ma c’è qualcosa che manca, un vuoto narrativo forse. Non c’è un vero protagonista, è il popolo al centro. Eppure è un popolo borghese, mitico e simbolico.

Voto: Bernie Sanders

 

 

Salvo Ricceri

1) Les Garçons Sauvages – Bertrand Mandico // Una cinepresa audace che va a nascondersi dentro la carcassa putrefatta del cinema europeo e ne salta fuori direttamente dalle viscere, facendoci sospettare l'ipotesi "momento storico cruciale" dinnanzi ad una pellicola che, perlomeno per chi scrive, cruciale lo è davvero.

2) Jim & Andy: The Great Beyond. Featuring a Very Special, Contractually Obligated Mention of Tony Clifton - Chris Smith // Una giostra vorticosa in cui la velocità aumenta di minuto in minuto, vorresti scendere e allo stesso tempo ti incuriosisce questa mescolanza stroboscopica tra vita e arte, identità e rappresentazione, umanità e artificio. Il tutto confezionato a forma di pugno nello stomaco di chi guarda.

3) A Ciambra - Jonas Carpignano // Per il candore, la lungimiranza e la perseveranza monacale degli occhi di Jonas, che con le meccaniche umane dimostra di poter fare quel che gli pare.

4) Les Îles - Yann Gonzalez // Che non è nemmeno un lungometraggio ma entra in questa lista arrogantemente a gamba tesa perché posso dividere questi miei anni di formazione in un prima e in un dopo, ed al centro c'è questo capolavoro.

5) Essi Bruciano Ancora - Felice D'Agostino, Arturo Lavorato // Chiunque abbia un briciolo di coscienza storica, soprattutto se nato in un posto qualunque da Roma in giù, sa bene che "meridione" è sinonimo di tantissime cose, molte delle quali non sono ancora state raccontate. Questo documentario, in tal senso, è un contributo fondamentale.

Fuori Concorso

Twin Peaks (2017) - David Lynch // Perché, come hanno già detto in molti, il Maestro ha preso la serialità televisiva che lui stesso ha contribuito a far nascere per come la conosciamo oggi e l'ha riconvertita in un monumento poetico per immagini, un film lungo diciotto ore che è allo stesso tempo manifesto e summa della sua carriera e sorpasso di ogni summa e di ogni manifesto. Inarrivabile.

 

 

Alessandro Del Re

1) Les Garçons Sauvages – Bertrand Mandico // L’opera prima migliore del 2017 che coniuga passione cinefila e un modo di fare cinema ormai perduto, tutto in salsa queer. Da vedere e rivedere.

2) Vi Presento Toni Erdmann - Maren Ade // Si ride, si piange e si applaude. La consacrazione definitiva di Maren Ade passa da Toni Erdmann e le sue stravaganze. Un film che vola per tutta la sua durata senza mai scadere nel banale. Probabilmente il film più riuscito dell’anno.

3) Braguino – Clement Cogitore // Se si dovesse fare una classifica dei documentari del 2017 in stile calcistico Braguino sarebbe la Juventus degli ultimi sei anni di Serie A. Una poesia finora sconosciuta, sublime, autarchica e immensa.

4) Loveless – Andrey Zviagintsev // L’opera summa del lavoro del maestro russo è un film duro, ancora una volta politico e critico nei confronti della Russia odierna. L’esempio perfetto di come si possa fare cinema critico verso la società partendo dagli elementi minimi che la compongono.

5) Zama - Lucrecia Martell // Splendido poema visivo sulle contraddizioni del colonialismo. Miglior ritorno alla regia per la cineasta Argentina non si poteva prevedere. Una gioia per gli occhi

Menzione d’onore:

La Villa – Robert Guédiguian // Forse tra i migliori film dell’anno no, ma per chi ama Guédiguian La Villa rimane il suo film definitivo. Con il flashback più emozionante di sempre.

 

 

 

Giulio Paghi

1) Blade runner 2048 - D. Villeneuve // Mette in scena un sequel degno di nota concentrando l’attenzione sul lato umano di un universo fatto da replicanti. Un’ode al cinema e uno schiaffo al pubblico.

2) Three Billboards outside Ebbing, Missouri - M. McDonagh // Un thriller che segue con maestria una madre in cerca di risposte. Di fronte alla morte di una figlia non si riesce a rimanere in attesa.
F. McDormand contro il mondo.

3) The Square - R. Östlund // L’arte contemporanea vive un saliscendi tra iperuranio e aperol spritz, Östlund ne denuncia le idiosincrasie con determinazione e crudeltà.

4) Mother! - D. Aronofsky // Un esplosione di simbologia biblica fa da sottofondo ad una storia incredibile. L’artista-Creatore vive i momenti più alti uniti alle perigliose discese agli inferi. Il dramma femminile viene dilaniato dalla prepotenza dell’Io.
Non adatto a deboli di cuore e bigotti.

5) Good Times - B. & J. Safdie // Un elegantissimo movimento di macchina apre questo sulla New York contemporanea. Un film adrenalinico e ammiccante ad un tipo di regia autoriale anni ‘70 che non perde mai di eleganza e profondità.
La claustrofobia sull’individuo sconvolge e ricrea un mondo da indagare più a fondo

 

 

 

 

 

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