[TFF35] The Lodgers - Brian O’Malley: horror gotico di brughiera.

L’Irlanda è una terra affascinante e misteriosa; le verdi brughiere, la fitta foschia che in serata le avvolge, quando la pioggia non ne bagna i ciuffi rigogliosi, sono immagini familiari nell’immaginario fantastico e tenebroso di ognuno di noi. L’esotico si unisce, in questa terra battezzata da San Patrizio, al cuore barbaro, inviolato e cupo dell’Europa, quasi che gli uomini dell’Occidente non l’abbiano conquistata del tutto, recludendole così il cuore selvaggio e stantìo.

Basterebbero, insomma, solmanete i suoi paesaggi per donare a qualunque film una atmosfera forse già vista, ma imprescindibilmente affascinante. The Lodgers, nuova pellicola di Brian O’Malley si svolge proprio qui, in una tenuta decadente non lontano da un piccolo paesino circondato dai verdi campi. Ambientato negli anni venti, la storia ha come protagonisti due gemelli, Edward e Rachel, appena diciottenni. Sono orfani, vivono da eremiti in questa enorme e decadente struttura; qualcosa li trattiene lì, impedendogli di vivere ed esperire l'esterno. Oscure presenze, che solo loro due conoscono, li costringono a rispettare tre regole, dette all’inizio del film attraverso un motivetto che inevitabilmente si fissa in testa testa. Sono norme semplici, dure, quasi quelle che un genitore detta quando non è a casa: non aprire ad altri le porte di casa, non lasciare da solo l’altro fratello, essere a casa prima di mezzanotte - quando, si deduce, il potere delle vite dei due gemelli appartiene totalmente alle presenze. Nel villaggio, nel frattempo, ritorna Sean, un giovane partito dalla guerra e mal visto da molti in paese per aver combattuto tra le fila degli odiati inglesi. Il dramma di Rachel, che desidera una vita diversa, o meglio che desidera una vita e basta, si scontra con Edward, il quale è incastrato  nella feroce tenaglia senza volto della paura.

Un film, in sostanza,, ben orchestrato, capace di tenere col fiato sospeso, attraverso una storia semplice, ma ben efficace. Dall’ambientazione alla vicenda, il film non annoia mai, mantiene vive la suspense e il mistero celato tra le mura della casa, con una caratterizzazione dei personaggi che regala qualcosa in più ad un horror piacevole da seguire. Un buon film, certo non un capolavoro del suo genere, ma in grado di mantenere fede allo spirito crudo ed essenziale dell’Irlanda magica del nostro immaginario; un racconto dai toni gotici, dallo stile di Poe, che ben si concilia tra la foschia delle brughiere dell’isola.

Flavio Lo Faro

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La mente occulta, il deus ex machina, l'ossatura logistica del "Sindacato Belleville". Jack of all trades, master of none, dopo una vita dedita all’agricoltura si laurea, per caso, in Filosofia. Non è un regista, né uno sceneggiatore, non è un produttore o un critico: accanito lettore di Postalmarket, entra a far parte del Sindacato in virtù del suo acclarato talento nella digestione coatta di accolli più o meno gravi.

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