[TFF35] "Cargo" di Gilles Coulier: storie di marinai alla ricerca della bonaccia.

Noi siamo quello che sei tu: non siamo. /L’ombre del moto siamo. E ci son onde/anche tra voi, figli del rosso Adamo? /Non sono. È il vento ch’agita, confonde, /mesce, alza, abbassa; è il vento che ci schiaccia/contro gli scogli e rotola alle sponde. /Pace! Pace! È tornata la bonaccia. /Pace! È tornata la serenità. /Tu dormi, e par che in sogno apra le braccia./ Onde! Onde! Onda che viene,onda che va…/

Pascoli, nella poesia Il naufrago, tracciava questo parallelismo tra un uomo e le onde, lo raccontava in versi, regalandoci una simmetria amara sull’esistenza che altro non è che ombra del moto. Asimmetrica alla danza del mare, la vita è sbirciata da dietro il volgersi del tempo e delle circostanze, dall’accidente degli eventi che, incontrollabili, ci pongono dinanzi a noi stessi e a ciò che ci è concesso scegliere.

Un uomo che vive tra le onde del mare, che aderisce al suo frutto pescato riponendo in esso il destino della propria famiglia, si pone nel limbo magro del prevedibile, mentre tutto attorno è avvolto dalla tempesta improvvisa. Gilles Coulier, in questo suo primo lungometraggio, racconta di pescatori e del mare, della tragedia e del bivio da scegliere, del trapasso infelice dettato dal destino. E lo fa adottando la ruvidità del pescatore, del suo linguaggio, del suo modo di esperire la vita, così segnata dal previsto imprevedibile, legata sommessamente alle fortune della pesca.

Quando il padre, vecchio uomo di nave, scompare in una notte col mare in tempesta - ritrovato, successivamente, tra la vita e la morte - davanti ai propri occhi, suo figlio Jean, con i fratelli William e Francis, si ritrova a prendere una decisione sul futuro del peschereccio di famiglia.

Scelte da compiere, mentre le vie si restringono: alla barca serve un motore nuovo difficile da sostituire, considerando gli enormi debiti accumulati dall'attività. Ognuno affronta la scelta - se tenere o vendere la barca - a partire loro stessi, dalle proprie problematiche. Jean, padre single di Vico, tenta di accogliere realisticamente l’impossibilità di continuare a guidare il proprio peschereccio, ma la sua vita è il mare, a cui tutto ha dedicato - anche i tatuaggi sulla pelle che di solito i marinai scolpiscono per far facilmente riconoscere la propria identità quando oramai essa è perduta tra le onde. William in mare tenta la riscossa dopo anni di malavita e illegalità, cercando di trovare un modo per riallacciare un rapporto col padre incosciente relegato al letto di morte. E infine Francis, che ad altro non pensa che all’amore verso una persona che non può far riconoscere come compagna di vita e i cui timori su sé stesso si allargano alla paura del destino dei fratelli e del peschereccio.

In questa opera prima, Gilles Coulier riesce ad orchestrare una storia incentrata sul rapporto uomo-mare e sulla vita dei suoi personaggi, sul proprio dolore e le proprie paure. Un esordio promettente per il giovane regista belga, capace di realizzare un film che sa trasmettere emozioni, che riesce a mettere in scena quelle dei protagonisti, con sullo sfondo l'onnipresente, terrificante fascino del mare.

Flavio Lo Faro

 

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Flavio Lo Faro
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La mente occulta, il deus ex machina, l'ossatura logistica del "Sindacato Belleville". Jack of all trades, master of none, dopo una vita dedita all’agricoltura si laurea, per caso, in Filosofia. Non è un regista, né uno sceneggiatore, non è un produttore o un critico: accanito lettore di Postalmarket, entra a far parte del Sindacato in virtù del suo acclarato talento nella digestione coatta di accolli più o meno gravi.

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