[TFF35] Braguino - Clément Cogitore

 

Uno dei capolavori della cinematografia francese, Sans Soleil di Chris Marker, iniziava con: “La prima immagine di cui mi parlò era di tre bambine su una strada in Islanda nel 1965. Disse che per lui quella era l’immagine della felicità”. Per chi ha visto il film di Marker è inevitabile associare le bambine islandesi con quelle di Braguino. Biondissime e immerse nella natura.

Nel mezzo della taiga russa, a quasi mille chilometri dalla prima città, vivono due famiglie: i Braguino e i Kilines. Conducono una vita autarchica fondata sulle proprie regole e che vede nella caccia il loro sostentamento e occupazione. Tuttavia tra le due famiglie, nonostante le separi solo un piccolo fiumiciattolo, non corre buon sangue a causa delle diverse opinioni sull’uso e la destinazione della natura che li circonda. Il documentario di Cogitore riesce a registrare questa realtà con cura e senza dare giudizi, consegnando allo spettatore momenti di sublime bellezza visiva. Infatti la macchina da presa non è ruvida o grezza rispetto al reale ma cerca di cogliere quella bellezza che li circonda, la stessa che i Braguino cercano di preservare. La grandezza di questo piccolo film risiede nel modo in cui Cogitore riesce a rendere metaforico il conflitto tra Braguino e Kilines. Uno studiare le dinamiche sociologiche umane partendo dagli elementi minimi, dalle situazioni circoscritte, che riescono a far intravedere allo spettatore come il conflitto tra famiglie assomigli, purtroppo, allo scontro tra nazioni o etnie: uguali ma diversi.

Tuttavia ridurlo solo metafora non riuscirebbe a dar giustizia di un film che mette in questione soprattutto il nostro ruolo di occidentali, nuovi e vecchi conquistatori, che irrimediabilmente siamo riusciti a distruggere quegli angoli di paradiso che la natura ci ha riservato. Infatti sta proprio nel modo di rapportarsi all’estraneo, o occidentale, che ha luogo lo scontro tra le famiglie: i Braguino infatti non vogliono concedere la loro terra, la loro selvaggina, a chi viene a uccidere solo per avere un trofeo. La terra è nutrimento, dicono loro, e va rispettata ma non temuta. Indimenticabile, in questo senso, la sequenza nella quale all’incontro ravvicinato con un orso percepiamo la mano e la macchina da presa di Cogitore tremare, spaventato dalla bestia, e il più giovane dei figli di Braguine girarsi verso di lui e domandargli con una naiveté da buon selvaggio: “Non avrai mica paura di un orso?”. La stessa paura che coglie lo spettatore nella visione di un mondo distante, incontaminato e selvaggio la quale però non è mai terrore ma è associabile a quel sentimento che Schiller spiegava con il concetto di sublime: ciò che è grave e taciturno e che ci porta al di là dell’abisso vertiginoso manifestandosi come brivido e gioia.

In conclusione, viene alla mente un’altra frase di Sans Soleil: “La poesia sarà fatta da tutti”. Perché qui la poesia è banalmente il film di Cogitore ma, in definitiva, diventano poetici gli stessi Braguino e la vita che conducono. Una poesia controcorrente, sublime ed autarchica.

Alessandro Del Re

Informazioni sull'autore
Alessandro Del Re
Author: Alessandro Del ReEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Regista, sceneggiatore, critico e occasionalmente cameriere. Si laurea in Filosofia con una tesi sulle semantiche del montaggio. Fonda con Salvo Ricceri e Jacopo Tarantini il collettivo di critica e promozione cinematografica "Sindacato Belleville" e l'omonima rivista web. Veneto lunatico e beone, per lo più nomade, pare essersi momentaneamente arrestato a Torino. Ama Cassavetes, Bela Tarr e flirtare male.

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