[TFF35] "Spell Reel" di Filipa César: emancipazione per immagini.

 

Quali sono i modi per la costruzione di un processo storico? Quali gesti, quali voci, quali immagini riportare all’interno della narrazione? Quali sono i processi che portano alla rimozione della tragicità? E come combatterli? Spell Reel prova a dare una risposta a tutto questo.

Seguendo il percorso tracciato nei suoi precedenti lavori, incentrati sul processo di decolonizzazione della Guinea Bissau ad opera del movimento politico PAIGC e del suo leader e teorico Amilcar Cabral, Filipa César, artista e videomaker portoghese, continua la sua lotta contro lo sfruttamento capitalistico del tempo e della storia collettiva in questo suo nuovo documentario, in concorso all'ultimo Torino Film Festival.

Agendo su più piani temporali, la César s’insinua tra le pieghe della memoria proponendo un’operazione di recupero archeologico dei filmati d’epoca al fine di una fruizione attiva del repertorio. Centrale, per le finalità del progetto, è la collaborazione con Sana na N’Hada, filmaker e attivista del PAIGC che ha seguito in prima linea la lotta per l’indipendenza contro il governo portoghese, riportando su pellicola non solo gli scontri dei guerriglieri contro l’esercito coloniale ma anche il processo emancipatorio della maggioranza autoctona dal dominio imperialistico.

Spell Reel si presenta come un’opera che tenta di dar voce al passato, far rivivere ombre e fantasmi di un periodo che ha lasciato ferite mai cicatrizzate e, contemporaneamente, mettere in luce come tali riesumazioni possano lenire le afflizioni della comunità diradando le nubi sul suo futuro. Centrale è la documentazione del processo di recupero e catalogo del materiale con una messa in scena che si concentra sul gesto tecnico di disvelamento degli oggetti ma che al tempo stesso non tralascia di riportare il contatto tra operatori – prima - e del pubblico – poi -  con essi. Attraverso la rievocazione del passato la César riesce nell’intessere una lode del mezzo cinematografico e delle sue capacità curative e ricostitutive sugli individui: la macchina da presa come “arma” al servizio della lotta contro la disgregazione di un tessuto sociale che non ha mai avuto il tempo di costituirsi, le immagini come celebrazione di eventi pregni di significato ma mai rientrati nella narrazione dei processi storici.

 

Jacopo Tarantini

Informazioni sull'autore
Jacopo Tarantini
Author: Jacopo TarantiniEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Domiciliato nel ventre radical chic di Torino, ha lasciato cuore e sangue in Maremma. Dopo la laurea in Filosofia si è dedicato a studi antropologici, critica cinematografica e catalogazione ossessivo-compulsiva di ogni pubblicazione musicale degli ultimi cento anni. Fonda il "Sindacato Belleville" nel 2016, nel quale svolge il ruolo di Social Media Manager. Ha un pessimo senso dell'umorismo, ma adora i gatti.

0
0
0
s2smodern