La montagna, la guerra, l'amore: "Una questione privata" dei fratelli Taviani.

 

L’amore in tempo di guerra, le passioni umane che oltrepassano l’attaccamento alla vita stessa, la ricerca di una verità privata nel dramma della

guerriglia partigiana, questa la struttura di Una questione privata di Beppe Fenoglio. I fratelli Taviani tentano, nel loro ultimo film, di coglierne l’essenza per regalare allo spettatore quegli stessi sentimenti e quella partecipazione emotiva che la poetica del romanzo ha saputo, negli anni, regalarci.

Il partigiano Milton (interpretato da Luca Marinelli) è innamorato di Fulvia, una ragazza di Torino conosciuta ad Alba durante l’armistizio del settembre 1943. Il giovane, durante il conflitto, si trova nuovamente di fronte alla villa nella quale ha trascorso momenti spensierati in compagnia della fanciulla e dell’amico Giorgio. Tuttavia, nel momento dell’incontro con l’anziana custode del luogo, questa allude ad una relazione tra Fulvia e Giorgio. Si accende quindi il motore di un’azione che vedrà Milton impegnato in un periglioso viaggio di scoperta della verità.

I fratelli Taviani trasportano al cinema uno dei romanzi più intimi e dolci di Beppe Fenoglio. La maestria dei due si manifesta nel taglio fotografico molto attento alle figure umane e ben calibrato in un’altalena di colori caldi e freddi. La montagna, così come la guerra, viene rappresentata gelida e nebbiosa, i toni sono glaciali; solamente durante i flashbacks i colori si riscaldano e campeggiano vividi sullo schermo - pur se l’espediente cinematografico del flashback risulta, spesso, ridondante ed eccessivo. I momenti felici trascorsi da Milton, Fulvia e Giorgio sono resi attraverso un gioco di colori assente durante la guerra, ma la semplicità delle scene è fuorviante, il dramma emotivo vissuto da Milton non è mai realmente condiviso con il pubblico. Il tempo del racconto mostra invece il giovane partigiano in un sali e scendi disperato tra le colline del torinese. La guerra imperversa ma la spinta emotiva che muove la sua corsa è più forte, la verità è ormai l’unico delirante motivo d’interesse.

I fratelli Taviani inseriscono molto del loro modo di fare cinema all’interno di quest'ultima opera, imponendosi però per mezzo di una poetica aulica distante dal romanzo e da gran parte del cinema popolare italiano. Solamente gli intermezzi originali, esterni al lavoro di Fenoglio, riescono a trasmettere un elemento empatico condiviso ed interessante. Il dramma della guerra viene ben raccontato, nonostante la spinta emotiva del protagonista rimanga tutto sommato piatta e priva di pathos. In un delirio di sali e scendi attraverso le montagne si gioca una partita privata rispetto alla brutalità della guerriglia, un gioco emotivo che non riesce a far riflettere su ciò che l’essere umano è disposto ad affrontare per amore.

La forza del cinema popolare italiano è stata a lungo figlia di una poetica semplice ed accessibile. Film come Roma città aperta e Paisà (R. Rossellini, 1945 -1946) oppure La Ciociara (V. De Sica, 1960) inseriscono lo spettatore all’interno di un dramma partecipato, lo cullano nella facilità di una identificazione emotiva e lo trasportano lentamente verso un finale spesso drammatico. Il lavoro dei fratelli Taviani, invece, fugge questo background culturale tentando di elevarsi senza ragione al di sopra dei sentimenti fenogliani, non riuscendo quindi a trasmettere l’emozione del protagonista e il senso di compartecipazione fondamentale nella narrazione cinematografica. In conclusione Una questione privata risulta pertanto un barocco esercizio di stile, che strania lo spettatore invece di accoglierlo all’interno del dramma sentimentale del giovane protagonista.

 

Giulio Paghi

Informazioni sull'autore
Giulio Paghi
Author: Giulio PaghiEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
(Grosseto, GR, 1990) Produttore, regista e visionario a tempo determinato. Innamorato del cinema fin dai primi vagiti seppur non corrisposto, studia al DAMS tra Firenze e Bologna, trasferendosi a Torino per arruolarsi tra le fila dell'Impero (che a Torino si chiama Scuola Holden). Ama l'indie-rock, la letteratura e andare in bianco.

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